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29 marzo 2019 Turismo lento? Una bella passeggiata a Pontemanco (PD)

Turismo lento? Una bella passeggiata a Pontemanco (PD)

Un weekend fuori porta? A pochi chilometri da Padova, in una posizione strategica, esiste un borgo medioevale in cui il tempo si è fermato.

Si tratta di Pontemanco, nel territorio di Due Carrare, a pochi chilometri dalla città del Santo: uno degli angoli più suggestivi e anche poco battuti della zona, si colloca a est dei Colli Euganei, fra le acque termali, e la parte sud di Padova. È ancora poco conosciuto ai turisti eppure luogo ideale per praticare quel “turismo dolce”, fatto d’immersioni nella natura, ancora a tratti incontaminata, fra prodotti a chilometro zero, vie ciclabili, e riscoperta di tradizioni antiche, di cui tanto si parla. Eh sì, perché nel piccolo borgo di Pontemanco la vita è scandita da ritmi diversi, “slow” si direbbe di questi tempi. E il suo passato lo conferma, fortemente legato all’acqua come motore produttivo, e a un mulino, centro propulsore di attività. Un mulino, ancora oggi intatto, assai particolare, visto che è il più antico del Nord Italia, ha, infatti, circa mille anni. Sviluppatosi nel XIII secolo, lungo le sponde del canale Biancolino, il borgo, proprio grazie alla presenza del mulino è cresciuto e si è ampliato, divenendo anche un vero e proprio centro proto-industriale. Di recente ristrutturato, il mulino non è l’unico polo attrattivo della zona, che è interessante anche per la presenza di Villa Grimani, con uno splendido oratorio, e di una vecchia piazzetta, base per possibili escursioni naturalistiche lungo itinerari da percorrere in bicicletta, camminando, correndo, e fermandosi per un piacevole picnic.

Il piccolo borgo medievale che deve il suo nome, Pontemanco, all’antica mancanza del ponte, ha sempre avuto una posizione strategica, che, in tempi passati, nel periodo del suo fiorente sviluppo, era nel sistema di navigazione interno lungo la direttrice Venezia-Chioggia-Padova. Lungo il corso d’acqua c’era un salto di più di tre metri che ne favorì l’avvio di una imponente attività di macinazione in crescita lungo sette secoli, e in grado di attirare molte attività indotte in cui venivano utilizzati fabbri, maniscalchi, carpentieri. Insieme a loro si insediavano le famiglie, in case e casoni, creando anche un paesaggio tipico, con una comunità che cresceva e prosperava. Le granaglie di Pontemanco venivano condotte su imbarcazioni a traino nei grandi punti di scambio. Seppure l’attività del mulino cessò nel 1970, resta perfettamente funzionante e contribuisce a rendere il pittoresco borgo un luogo in cui la natura offre scorci incantevoli, fiabeschi e il tempo sembra viaggiare a ritmi antichi.

Per chi decidesse di inserire fra le mete per trascorrere un piacevole weekend lontano dai rumori e dalla velocità tutta cittadina, Pontemanco, insieme all’affascinante borgo, non dovrebbe mancare una visita a Villa Grimani Fortini (già Ca’ Pasqualigo), una villa veneta del XVII secolo. Verso la fine dello stesso secolo la famiglia patrizia veneziana dei Grimani ottenne la concessione di sfruttamento delle acque di Pontemanco da parte della Repubblica Serenissima e diede nuovo impulso all’attività di macinazione delle granaglie con i mulini predisposti potenziandola notevolmente. I Grimani, all’intensificarsi dell’attività produttiva, completarono le casette in linea degli operai, dei maniscalchi, dei cavallanti, dei barcaioli, e, infine, ampliarono Villa Grimani. Alle dipendenze della villa l’oratorio della Beata Vergine Maria Annunciata, della cui esistenza si ha prova già dal 1595. La sua importanza è accresciuta dalla mancanza a Pontemanco di una chiesa parrocchiale, della quale l’Oratorio, di proprietà privata, faceva le veci.

Se in passato il borgo era importante per la sua collocazione in riferimento alla rete fluviale, oggigiorno, se ci si sposta su strada resta perfettamente inserito fra una serie di città e luoghi d’arte, tanto da poter diventare una base alternativa per possibili spostamenti turistici, trovandosi quasi a una equa-distanza da Padova, dall’area termale di Abano Terme e Montegrotto Terme, dai Colli Euganei. È pure perfetto per raggiungere agevolmente l’anello ciclabile (che nella sua interezza è di settanta chilometri) che unisce tutti questi poli turistici. Per prendere confidenza con l’idea di un soggiorno “dolce&slow”, cullati dal rumore dell’acqua e da un ambiente pulito, green, sono presenti nel borgo b&b, che fondano la loro attività su un’accoglienza sostenibile, in cui recuperare il bello della natura, come la Guesthouse di design il Gatto Nero di fronte alla Villa Grimani, o la storica Casa del Mulino, in centro. La posizione è anche ideale per andare alla ricerca delle prelibatezze del territorio, di prodotti tipici poco noti come l’olio di Arquà, la patata americana di Anguillara, il radicchio di Maserà, l’asparago di Tribano, la gallina di Polverara, prodotti da scoprire nel raggio massimo di quindici chilometri. Senza dimenticare che l’antico mulino in seguito a un mirabile restauro è oggi divenuto il Café Zhivago, un locale molto bello, con vini e prodotti tipici, luogo di eventi culturali. L’intervento di restauro ha preservato la sua muratura originaria in pietra e con il pavimento interno trasparente lascia visibile agli avventori i vari spazi dell’attività molitoria. (Silvia Gorgi)